Archivio per Maggio 2008

Punto cieco

Giovedì, 29 Maggio 2008


(via Giavasan)

Il progresso della costola della sinistra

Martedì, 27 Maggio 2008

Come si può spiegare il fatto che ci sia una forte correlazione positiva tra integrazione degli immigrati e voto alla Lega? E l’eclatante caso della Treviso di Gentilini che pare guidi la classifica Caritas-Migrantes come città con il miglior rapporto tra migranti e locali?

“Le indagini condotte dalla Caritas Migrantes per il Cnel dimostrano che le regioni dove l’integrazione degli immigrati è maggiore sono quelle del Nord: Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Se scendiamo a livello locale scopriamo che, dove è più alto il consenso alla Lega, più alta è l’integrazione. La Lega è espressione dello stesso mondo che più di altri attrae e integra gli immigrati. La Lega da una parte ha bisogno di accontentare il suo elettorato di piccoli imprenditori che hanno bisogno di manodopera e dall’altro di alimentare la paura per avere consenso elettorale”. 

Colloquio con Ilvo Diamanti, L’Espresso

Le analisi politiche standard della sinistra sono state per anni viziate da stucchevoli superficialità, fermandosi alla superficie delle dichiarazioni pubbliche leghiste (Gentilini, Borghezio, Calderoli) e non ai fatti ed ai comportamenti del popolo leghista (lo zio e la nonnetta leghista sottocasa). Sembrava che con quella gente, quegli irresponsabili xenofobi al governo, le città del Nord si sarebbero trasformate in orrendi salotti asettici con allegato lager per migranti, polizia nazista e ronde notturne alla Ku Klux Klan

Invece aveva (molto sottilmente!) ragione D’Alema quando diceva che la Lega era una costola della sinistra. Perché, sì, la Lega condivide con la Destra lo schema di valori identitari (la nazione, il territorio, etc.) ma condivide con la Sinistra un valore che al Nord è vissuto in modo molto più profondo: il Lavoro.

Per la gente del Nord la persona acquista identità e dignità dal lavoro. Meglio lavori più sei rispettabile, qualunque sia il colore della tua pelle o la tua provenienza. Puoi anche essere un marziano ma se mi vanghi un campo come un trattore ti rispetto, ti ammiro e ti faccio lavorare.

La grande fregatura che abbiamo preso, noi che a lungo siamo stati vicini alla “Sinistra Radicale”, è quella di aver:

  • dalle culture marxiste-operaiste, identificato il lavoro con lo sfruttamento
  • dai movimenti (il ‘68 etc) identificato la libertà con la mancanza di sfruttamento ovvero la libertà con l’assenza di lavoro
  • dalle conquiste democratiche, concepito il progresso come una retta ad una dimensione che può andare o avanti (verso la libertà) o indietro (verso lo sfruttamento)

Il progresso invece non è lineare. Per fortuna ha l’alto, il basso, la destra, la sinistra il prima ed il dopo e mille altre dimensioni… tra le quali, evidentemente, ci sta anche Gentilini a Treviso. E potrebbe valere lo stesso per Volpe Pasini a Udine.

Primavera…?

Mercoledì, 21 Maggio 2008

A sepal, petal, and a thorn

Upon a common summer’s morn —

A flask of Dew — A Bee or two —

A Breeze — a caper in the trees —

And I’m a Rose!

Un sepalo ed un petalo e una spina

In un comune mattino d’estate,

Un fiasco di rugiada, un’ape o due,

Una brezza,

Un frullo in mezzo agli alberi —

Ed io sono una rosa!

Emily Dickinson (trad. Italo Calvino)

Un 68 tra i tanti

Mercoledì, 7 Maggio 2008

Lettera a “La Repubblica”:

Io nel ‘68 avevo un anno scarso, e non posso testimoniare niente, a parte qualche anno dopo una corsa folle al centro di Roma, con un’amica di mia madre che mi tirava talmente per un braccio che più che correre volavo.

Però posso testimoniare cosa è successo in casa mia. I miei genitori stavano a Grosseto. Mia madre, insegnante, si è messa in testa di cambiare il mondo degli altri (non il suo). Questo ha significato per me diventare la figlia dei miei nonni, (vivevo e dormivo a casa loro), ed essere un peso per mia madre. Poi è nato mio fratello, i miei genitori si sono separati, mio padre è andato via, e da allora mia madre mi ha rovesciato addosso ogni responsabilità, costringendomi a tirar su mio fratello, con i miei nonni che hanno sempre cercato di non farmi sentire uno zerbino, come invece mi sentivo. Avevo 11 anni, mio fratello 6.

La rivoluzione che sono riusciti a fare i miei genitori è stata questa. Non ho più da tempo alcun rapporto con mia madre, che peraltro non sente la mia mancanza, dal momento che ha deciso che i miei problemi sono inventati. Per me è molto difficile dire queste cose, così come è difficile accettare questo cavolo di ‘68 come un messia, nonostante io sia convintamente di sinistra, piuttosto lo vivo come qualcosa che mi ha insegnato a non seguire nessun dogma e a dare valore esclusivamente ai fatti, perché a parlare sono buoni tutti, ma a fare no.

Insomma trovo un controsenso quegli ideali meravigliosi, quelle canzoni, e tutto il resto, paragonati all’irresponsabilità di chi li predicava e alla loro incapacità di tradurli nella vita reale. E’ molto difficile vedere quella generazione come “intoccabile”, di cui non si può dir male, e sentirsi dare, oltrettutto, degli imbranati, perché loro a 20 anni facevano la rivoluzione. Se si vuole fare la rivoluzione bisogna prima di tutto farla in casa propria, se si vuole essere credibili e rispettati.

Silvia Canuti
Grosseto