Un 68 tra i tanti

Lettera a “La Repubblica”:

Io nel ‘68 avevo un anno scarso, e non posso testimoniare niente, a parte qualche anno dopo una corsa folle al centro di Roma, con un’amica di mia madre che mi tirava talmente per un braccio che più che correre volavo.

Però posso testimoniare cosa è successo in casa mia. I miei genitori stavano a Grosseto. Mia madre, insegnante, si è messa in testa di cambiare il mondo degli altri (non il suo). Questo ha significato per me diventare la figlia dei miei nonni, (vivevo e dormivo a casa loro), ed essere un peso per mia madre. Poi è nato mio fratello, i miei genitori si sono separati, mio padre è andato via, e da allora mia madre mi ha rovesciato addosso ogni responsabilità, costringendomi a tirar su mio fratello, con i miei nonni che hanno sempre cercato di non farmi sentire uno zerbino, come invece mi sentivo. Avevo 11 anni, mio fratello 6.

La rivoluzione che sono riusciti a fare i miei genitori è stata questa. Non ho più da tempo alcun rapporto con mia madre, che peraltro non sente la mia mancanza, dal momento che ha deciso che i miei problemi sono inventati. Per me è molto difficile dire queste cose, così come è difficile accettare questo cavolo di ‘68 come un messia, nonostante io sia convintamente di sinistra, piuttosto lo vivo come qualcosa che mi ha insegnato a non seguire nessun dogma e a dare valore esclusivamente ai fatti, perché a parlare sono buoni tutti, ma a fare no.

Insomma trovo un controsenso quegli ideali meravigliosi, quelle canzoni, e tutto il resto, paragonati all’irresponsabilità di chi li predicava e alla loro incapacità di tradurli nella vita reale. E’ molto difficile vedere quella generazione come “intoccabile”, di cui non si può dir male, e sentirsi dare, oltrettutto, degli imbranati, perché loro a 20 anni facevano la rivoluzione. Se si vuole fare la rivoluzione bisogna prima di tutto farla in casa propria, se si vuole essere credibili e rispettati.

Silvia Canuti
Grosseto

Tag:

4 Risposte a “Un 68 tra i tanti”

  1. Meggy Dice:

    E vogliamo parlare di chi tutt’oggi continua a credersi nel ‘68?
    Senza manco la giustificazione di esserci storicamente finito in mezzo e dell’utopia dei vent’anni, ma con tanta spocchia radical-chic verso chi deve tirare a campare e con la ridicola pretesa di essere parte dell’elite che ha capito tutto (quella che non vale la pena abbassarsi a parlarne con quell’ignorante teledipendente di popolo bue… ;)
    Quelli che di solito, però, hanno un papi alle spalle che paga i conti delle loro stilosissime scelte di vita freak. O non ci pensano due volte a piegarsi alle regole del “magna-magna” più mafioso quando si tratta del proprio borsellino…
    Così, a freddo, me ne vengono in mente dozzine, di esempi. Forse ho passato troppo tempo in certi posti…

    Bah, Dan! Non ti fai mai sentire, e adesso pure mi fai venire pensieri deprimenti con il tuo blog… Come si scrive una pernacchia…?

  2. Dan Dice:

    Non mi faccio sentire, ma se passi al lunedì in uno di quei posti di cui sopra, che, tra l’altro, pare abbia prodotto ben due assessori comunali, trovi me e tanta altra bella gente freak come ai vecchi tempi. Puoi godere di DJ Omino quasi fisso. I radical-chic si son presi la bastonata se ne stanno anche abbastanza buonini, un lusso.

  3. Meggy Dice:

    In effetti, latito da un po’ troppo, il Gae sarà lì lì per mandare la protezione civile a vedere di me… Ma il fatto è che ultimamente ho scoperto che a casa si sta tanto bene…
    Vabbè, se comunque c’è di mezzo Omino dj, prima o poi riuscirò a materializzarmi anch’io. Il fatto è che la Cantina è così orrendamente lontana dal mio divano…

  4. ornella rock Dice:

    io nel 68 avevo 7 anni e vedevo braccobaldo show e calimero vabbè e il 78 che ne avevo 17 e vedevo capitan harlock ma anche gulp fumetti in tv u u u e l’88 che ne avevo 27 e lavoravo già da 10 anni e vedo rattle and hum degli U2 e nel 1998 a 37 anni vedo il papa a Cuba e oggi nel 2008 vado il lunedì sera all’omino dj…mah

Lascia una Risposta