I soldi pubblici alla cultura sono stati dati per tre ragioni storiche: per allargare il privilegio della cultura a chi non vi ha accesso, per difendere dall’inerzia del mercato alcuni repertori considerati irrinunciabili per tramandare un certo grado di civiltà, per il bisogno di avere cittadini informati, con principi morali e riferimenti culturali solidi che si possano assumere la responsabilità della democrazia.
Ma quando un mecenate, non importa se pubblico o privato, è l’unico soggetto operativo in un determinato mercato, e in più non è costretto a far di conto, mettendo in preventivo di perdere denaro, l’effetto che genera intorno è la desertificazione.
Che fare? Tenere saldi gli obbiettivi e cambiare strategia, ovvio.
Chiudete i Teatri Stabili e aprite un teatro in ogni scuola.
Ottimo articolo di Baricco su La Repubblica di oggi: Basta soldi di Stato al teatro.